mercoledì 29 dicembre 2010

Prologo




La mia fissazione per il corpo delle donne, per il femminismo, del percepire quel pesante fardello di essere bambina o femmina ha origine molto lontane.
Io lo so che è un chiodo fisso.
So persino perché me la prendo con le femmine che stanno al gioco, perché riducono le poche ad essere mosche bianche, almeno nella realtà in cui vivo io.

Il femminismo diceva
E' mia e la gestico io.
Allora il fatto di usare il proprio corpo per ottenere qualcosa non è una liberazione, ma assomiglia molto alla prostituzione.
Qualunque cosa si voglia.

Il fatto di entrare in una stanza in cui parlano le donne, sia fisicamente che virtualmente e l'argomento del giorno son Ricette, uomini, smalti e mestruazioni mi svilisce in primis come persona e in secondo luogo perché non mi riconosco con le mie simili.

Siamo tornate negli anni 50. Un due tre. Forse ci siamo sempre rimaste. Ma almeno prima un qualche moto di ribellione c'era, ora invece è socialmente accettato anzi e il fare le oche (quando non è davvero un cervello piccolo che suggerisce) avvilisce l'intelligenze.

Il sentirsi nulla a 30 anni senza un uomo è solamente educazione errata.

Poi se ogni giorno sento frasi tipo: avrà le mestruazioni, deve aver bisogno di una bella ripassata o certi commenti a voce alta di tette e culi è che non è cambiato nulla, si è solo dimenticati l'educazione.

3 commenti:

  1. Ci sono comportamenti sovracompensativi. Il troieggiamento è un modo disequilibrato - ma disequilibrato nella direzione opposta - di vivere la castità, così come è stata imposta alle donne per molti anni. In un paio di secoli probabilmente le cose si sistemeranno.
    In ogni caso il femminismo strettamente egualitario non è mai stato a servizio delle donne, e solo gli illusi possono averci creduto: è sempre stato al servizio del consumismo, semmai. Per questo io mi riconosco maggiormente in tesi neofemministe, che non definiscono le donne in opposizione, ma cercano una vera identità femminile.

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  2. La vera identità femminile è essere persone e non stereotipi. E questo vale anche per il sesso opposto. E tutto il contorno

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  3. Aggiungi che poi, purtroppo, ci sono donne (che io chiamo cikken) tipo le colleghe al mio fianco che cominciano 15 gg prima a parlare di sindrome premestruale che bisogna lasciarle stare che qua che là, non parliamo poi quando sono in pieno ciclo... ti risparmio i discorsi.
    Questa "tipologia" danneggia ancora di più tutte noi.

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