Alla fine nulla è cambiato, mi guardo intorno e vedo lo stesso paesaggio. I passi seguono un percorso conosciuto da anni. Un percorso riconosciuto come una strada battuta nel deserto, se si potessero vedere le auree la scia luminosa che colara di me lampeggerebbe come impronte di scarpe sporche di colore fosforescente. 15 anni forse di più. lo stesso posto, le stesse scale, stessa metropolitana. Linea due verde.
Lo stesso pazzo ubriaco che urla e strepita sulla carrozza, ma non dice grandi verità come nei libri e nei film, chiede solo monetine per bere ancora un po' di alcool.
lo stesso odore nauseabondo che ti si appiccica addosso come colla fino a quando il tuo naso non lo percepisce più.
La metro mi porta fino in stazione Centrale. Sempre un grande fascino. E ricordo i miei passi di 15enne. I miei passi in questa stazione. I miei passi prima di passare pomeriggi interi davanti all'ingresso di alberghi di lusso in cui alloggiavano i cantanti... la testa piena di speranze e di sogni idioti, e ogni passo che facevo batteva il tempo di un pensiero persistente ... "Quando sarò grande..." tutto era possibile.
Ora sono grande e percorro le stesse scalinate che mi porteranno a prendere un treno stavolta.
Alla fine la ricompensa di tutto il dolore non è malaccio. La sensazione di essere adulta, di essere arrivata ad intuire un pezzo di verità.
Amo la mia stazione. Amo la gente, mi incanto a guardare il traffico di persone che corrono e vanno di fretta. I colori, lingue diverse, lucine colorate che disegnano lettere che dicono cosa può essere un viaggio. Avventura. Viaggio. Riflessione.
lunedì 17 novembre 2003
Il treno
martedì 4 novembre 2003
L'uomo dei fiori
Sto parlando incatenata a quegli occhi sorridentiseduta ad un tavolo di un bar all'aperto
"Rose?"
Una voce alle mie spalle.
La nostra reazione è la solita, quella che hanno i più, di fastidio e imbarazzo
Rispondiamo "No grazie"
Poi mi giro e vedo il volto di quest'uomo.
Un viso stanco e pieno di rughe, rughe che non capisci se sono state incise sulla pelle dal tempo o dalla vita.
Sento solo che ha sofferto.
Lo sento come una scarica che pervade l'anima e fa male.
Molto male.
Un secondo dopo voglio la sua rosa. La voglio bianca.
F. fa il gesto di prendere i soldi dalla giacca... ma non voglio. Voglio comperargliela io la rosa.
Gli dico che non voglio una rosa che muore subito, la voglio bella... La scelgo, la pago e gli sorrido.
Lui mi sorride e mi accarezza la faccia..
e ora ripenso a quella carezza che mi brucia ancora la pelle....
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