1 settembre 2006

“A tutt’oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala come la violenza sulle donne di qualsiasi età sia in assoluto la violenza più diffusa nel mondo e una delle maggiori cause d’emarginazione, di disabilità e di morte.”
da
La nascita psicologica dell’individualità umana
di Claudio Messori

Ci sono state molte notizie, in questi giorni, sulle violenze subite dalle donne.
Ogni genere di maltrattamento o sopruso, le torture nel video del NewYorkTimes
subite dalle donne cecene, gli stupri a Milano, la storia di Hina.
Solitamente almeno una notizia c’è ogni giorno, ma in questi giorni c'è stato un picco, picco d’abusi.
Forse, solamente, dei soprusi denunciati.

Da sempre mi sono chiesta se per le violenze sessuali la castrazione chimica sia una soluzione,
se una persona è violenta non lo sarà lo stesso in diversi modi?
Non troverà un'altra spada per colpire ed umiliare chi sente più forte di se stesso?
Un uomo che violenta una donna ha bisogno di affermare la sua superiorità con l'unico mezzo che possiede. Di solito, invece, si sente inferiore davanti a tutti.
Specie al “cospetto” delle donne d’oggi?
I vestiti di adesso sono sexy, senz'altro, forse una donna dovrebbe pensare, prima di indossarli, che viviamo in un brutto mondo; però le violenze le subivano anche in tempi remoti, quando i vestiti erano castigati e c'erano corpetti, gonne lunghe e scollature che scoprivano a malapena il collo.
Allora qual è la ragione scatenante che fa sì che un uomo senta il bisogno di umiliare una donna?

Davvero, ogni persona si sente indignata, come me, guardando le immagini della Cecenia o leggendo le notizie del giorno?
Non arriva un pensiero meschino che dice "se l'è cercata?"
E' così radicato in noi il senso di maschilismo che credo ci vorranno ancora anni perché si dissolva fino alle viscere.
Eppure c’è stata la rivoluzione sessuale, no? Hanno bruciato i reggiseni, hanno combattuto anche per me che lavoro e faccio quel che voglio, ma non mi sento sicura a girare per strada di notte. Potrei rincontrare Il branco.
Stavo tornando a casa una sera di Luglio. Il solito tratto di strada. La strada deserta.
Pensavo che la serata era stata piacevole, il locale era bello. Divani, libri, musica.
Una macchina si accosta. Sento delle voci.
La solita ingenua apro il finestrino.
A metà perché sono anche diffidente.
Vorranno delle informazioni, penso.
Le voci.
Sono in quattro. Dai 25 ai 30 anni. Italiani.
Le voci: dove vai bella? Dove abiti? Me lo succhi bella?
Accelero.
Accelerano.
Istintivamente vedo il semaforo rosso e rallento.
Rallentano anche loro.
Le voci.
“voglio scoparti bella. vieni a vedere quanto ce l’ho grosso”
Sento paura e rabbia. Cerco una strada. Una via di uscita. Non c’è.
Bip Bip
Un messaggio.
Prendo il cellulare in mano.

Le voci: “Ma a chi chiami scema?”
Però accelerano e se ne vanno.
Mi sento indifesa. Mi sento violata.
E se non se ne fossero andati?
E se.
Ho avuto paura. Provo rabbia. Se avessi avuto una pistola avrei sparato solo per l’odore del pericolo che ho sentito.

Se nei paesi “civilizzati” come il nostro succede questo, negli altri paesi?
Rispettiamo gli usi e i costumi?
Allora se è uso impiccare o torturare uomini e donne è giusto rispettarli?
Dato che i nazisti usavano mettere ebrei, omosessuali e zingari in campi di concentramento allora dovevamo rispettare questo costume?
E' pura fortuna che io sia nata in Italia e non in uno di quei paesi sottosviluppati di intelligenza e diritto.
Abbiamo combinato un sacco di guai col femminismo ma non fa niente.
Siamo libere. Libere di scegliere. Loro no.
Sono bestie da riproduzione. Un paradiso per alcuni maschi, possono violentare ogni santo giorno le donne con il benestare delle autorità, venderle come carne da macello, senza sentimenti, senza niente.
Mi vergogno di far parte dell'umanità.
Che dovrebbe voler dire anche, sentimento di fratellanza e solidarietà fra gli uomini; capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri.
Quale umanità? quale? se voltiamo sempre la testa, voltiamo la testa comunque per nostra convenienza.
Anche a casa nostra quando sentiamo urlare la vicina di casa.

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