Eccomi.
Il cancello è lo stesso.
Ma hanno buttato del cemento sul viale, prima c'erano i sassi.
Mi ricordo che nei primi giorni della malattia odiavi i posaceneri. Prendevi e li svuotavi dalla finestra ed io e mio padre ogni ora raccoglievamo mozziconi.
Il giardino ha ancora le rose. L'orto invece è pieno di gramigne.
Respiro a fondo.
Facciamo girare la chiave.
Lì vedo lì appesi come al solito. Il cuore con la scritta "A Milano andai..." e un portachiavi a forma di casetta con il testo "Proteggi questa casa..."
Questa casa vuota. Non c'è più nulla.
Rimane un quadro, la stessa crosta che si vede nel vecchio filmino.
Vado prima in cucina. Ballavate. Ridevate. Quanti discorsi, quanti rimproveri, quanto caldo.
Quattro mura ed una presa d'acqua.
Un rapido sguardo alla sala anch'essa vuota.
Poi salgo i gradini. Uno per uno. Poi più svelta come da bambina.
La mia stanza. Non oso aprire la finestra.
La stanza dei miei genitori.
Neanche quella. Respiro a fondo, magari è rimasto un po' di quel profumo.
Poi piano, vado nella vostra stanza.
Apro le persiane bianche. Un gesto automatico. Mi affaccio.
La vicina mi saluta.
Guardo i fili dove stendevi, mi pare di sentirti urlare:
Arrêtez de m'appeler. Je suis ici.
Ti cercavo sempre.
Crollo.
Finalmente crollo.
Mi siedo in mezzo alla stanza.
Annuso ancora.
Poi mi ricompongo. Piano ridiscendo.
Piano torno in bagno.
Mi ricordo di quando accendevo sigarette di nascosto dallo scaldabagno.
Rubo le uniche cose rimaste. Quei souvenir così kitsch.
Chiudiamo la porta.
Poi andiamo in quella che dicono sia la tua casa.
Un nome su una lastra di marmo.
Casa?
Metto i fiori, pulisco. Non ci sono foto.
Ti parlo un po' ma non sento niente.
Piango ancora un po'.
Ti lascio un biglietto sotto un vaso, non si sa mai.
E poi di nuovo da lui.
Lui che non ho ancora capito se fa finta o è contento davvero di essere lì.
E' un posto lussuoso.
Tutte lo baciano.
Io ti faccio il verso, gli dico che se ci fossi tu saresti gelosa.
Ti diverti. So imitarla bene.
Eppure mi guardo intorno e anche se sembra un albergo, sembra che le persone aspettino solo di morire.
mercoledì 18 agosto 2010
Ci somiglia ma non è.
E' come quando vivi un grande amore, a volte ti capita di trovare di qualcosa di simile ma ti rendi conto che non è.
Non è.
Non ha lo stesso odore, non ha lo stesso sapore.
Non è e basta.
Ho detto un lungo addio a luoghi e persone che non ci sono più.
E poi c'è quell'odore nauseante.
Può essere di lusso, ma è pur sempre un posto nel quale la genta aspetta di morire.
E tu muori un poco a vederlo così.
C'ero già passata.
Meglio morire prima.
Lei invece, nulla di quel che posso fare può renderla felice
nessun sacrificio è mai abbastanza
e ne ho nostalgia.
Nostalgia di lei come era un tempo.
Quando non ero io la madre.
E' come quando vivi un grande amore, a volte ti capita di trovare di qualcosa di simile ma ti rendi conto che non è.
Non è.
Non ha lo stesso odore, non ha lo stesso sapore.
Non è e basta.
Ho detto un lungo addio a luoghi e persone che non ci sono più.
E poi c'è quell'odore nauseante.
Può essere di lusso, ma è pur sempre un posto nel quale la genta aspetta di morire.
E tu muori un poco a vederlo così.
C'ero già passata.
Meglio morire prima.
Lei invece, nulla di quel che posso fare può renderla felice
nessun sacrificio è mai abbastanza
e ne ho nostalgia.
Nostalgia di lei come era un tempo.
Quando non ero io la madre.
lunedì 16 agosto 2010
Parigi Last call
In quella lapide nulla c'è più di lei. Lei è nelle mie mani, nella forma del cuore.
Nulla assomiglia a ciò che era. Case paesaggi persone.
Uguali alla vita scorsa ma mancano di luce.
"Nulla mi lega più a questi luoghi. Via. Via"
Nulla assomiglia a ciò che era. Case paesaggi persone.
Uguali alla vita scorsa ma mancano di luce.
"Nulla mi lega più a questi luoghi. Via. Via"
sabato 14 agosto 2010
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e adesso
Adesso ho smesso di piangere, ho smesso di mangiare, sono in convalescenza. Ci stiamo sbagliando ragazze... ho fatto un tour delle canzoni...

