mercoledì 17 novembre 2010

Riconoscere i propri limiti è fermarsi e recuperare. Dare aiuto quando tu sei priva di risorse è inutile.
La cattiveria gratuita, fare il verso a quello che scrivono gli altri (scrivono chi cavolo ti conosce di persona), prendere un video e cercare di fare la battuta facile non solo è proprio di cattivo gusto ma denota una mancanza di equilibrio, di invidia, infantilismo che si protrae negli anni.
Un po' come stare nel piccolo circolo dei bulli, sì proprio quelli che vediamo nei filmetti americani, con il giocatore di football e la cheerleader.
E' quasi ridicolo quel che leggo. Senza il quasi.
Non è neppure intelligente, persino io potrei mettere in ridicolo qualsiasi utente di qualsiasi social e fargli il verso.
Ma non so se poi gradirebbe.

Charlie Brown
scrive: mi fanno schifo le persone che si fanno burla dei più deboli
In realtà i deboli, in ogni dove, son proprio loro.
Così piccoli da dover prendere in giro il prossimo per farsi notare

martedì 16 novembre 2010

L'altro branco

Ci ho pensato a lungo oggi.
Il perché certi meccanismi si ripetono intatti.
Il branco rende le persone idiote.

Io mi prendo una pausa. Non so se per qualche ora o se per un bel po'. Ci son tante cose che non mi piacciono più. Partendo da una sed che viene insultata e nessuno parla, andando avanti a troppi dm di persone che non si vogliono esporre ma mi dicono "hai ragione" quando mi incavolo per varie ed eventuali, passando dal fatto che ho raccontato
troppi fatti miei forse sul mio blog, quindi qui importato. Questa mania della penna rossa a sottolineare ogni mio comportamento come io fossi chissà chi ed invece non sono proprio nessuno ma un'altra disperata come voi. Il fatto che non si discute qui ma si offende. Le faide o stai da una parte o dall'altra. Le bugie. Le cose inventate. le confidenze date ai quattro venti. 
Insomma se questo è il meglio che c'è in rete... mi sto ponendo delle domande. Mi vedo estromessa da feed e non so perché, mi insultano e non so perché, si arrabbiano e non so perché. Potrei postare pure io iphone e piatti pronti. Non mi esporrei ma questa opportunità di dire la mia sarebbe vana. Insomma mi prendo una pausa. - 

sabato 13 novembre 2010

Era maggio

Avevo fatto tutto, proprio tutto per bene eppure non ero felice.
Nemmeno lontanamente serena, a parte i problemi o le emergenze che tutti quanti ci troviamo ad affrontare in alcuni periodi nella nostra via, pensavo di aver fatto pace con me stessa, ma qualcosa non tornava.
Era maggio. Le sere erano sempre più lunghe e belle.
Ed io spiavo invidiosa le risa leggere altrui.
Era maggio dicevo e scrivevo cose così

Lo so, lo so
che niente è come sembra
Lo so, lo so
che
Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe
Ma quelle risa leggere, quei pensieri amabili e così quotidianamente sereni che vengono espressi con ugual leggiadria, quei progetti e quel senso di avere le sacrosante risposte della reciprocità fa sì che quel verde, che serpeggia sempre più comodamente in me anche se da me vien messo alla porta, si ripresenti alla porta come se fosse un suo dovere fare la sua apparizione. Come se io fossi il treno da prendere. Non riconosco questo intruso con cui non ho mai condiviso nulla se non in alcuni attimi di superficialità.
Sentimento verde. Di un verde vomitevolmente in rgb. Il verde dell'invidia, del voler qualcosa che altri hanno anche se nel vero, magari, non hanno.

Potete vedere pure me così leggera e leggiadra, nel quotidiano, nella maschera di difesa che mi porto appresso e che chi mi conosce riconosce (o anche no).
E' il volto pubblico di cui ho parlato a volte anche qui. Il volto dello scherno e dello scherzo.
Lo so, lo so che non bisognerebbe. Si rischia di annientarsi e di non capire più qual è il limite tra te e il personaggio.

La sindrome dell'abbandono, così mi hanno detto. Ma io l'ho ribaltata. Invece di soffocare gli altri, mi ne sono resa indipendente. Talmente indipendente da non aver bisogno di nessuno.

Allora vi guardo, voi che sembrate Sole e Terra ma con tanti satelliti intorno, vi guardo e vi osservo.
Capisco che perdo.
Ho perso il sogno, ho perso la fiducia, ho perso.
Perchè il senso della vita è solo questo.
Non ha importanza se il desiderio è un paio di scarpe o un amore o un ideale.
Se non lo hai, perdi.
Anche chi il sogno ce l'ha e non fa nulla per realizzarlo, perde.

Non contano le vicende o i fatti per cui sei arrivata a questo punto. Non sono giustificazioni, son solo debolezze di cui bisogna vergognarsi o commiserarsi.
Non c'è scusa che regge per quello che abbiamo e non apprezziamo o per quello che ci neghiamo.

E poi c'è questo sole e questa musica che risveglia i sensi e la vitalità, è che non è più inverno e non è più grigio.
Il giallo, si sa, fa male all'anima e ti acceca. Solo quando non vedi più nulla, non per buio ma per troppa luce, allora vedi davvero.

Paga di questo isolamento, pago questo isolamento.

Dicevo, quindi, che non tornava. Non tornava niente. Non sapevo esattamente di cosa avevo bisogno.
Avevo bisogno di far pace, pace e perdono con il passato, con le persone, con il rischio di farsi male.
Il potere del perdono, per non sentire quel rancore, quella cosa che ti mangia lo stomaco e danneggia solo se stessi.
"E' arrivato ora, ma ora non mi interessa più" mi hanno detto oggi.
Ecco, invece per me ora mi interessa. E' arrivato. Son arrivate tante cose. Col perdono è arrivato il sentire l'amore e l'affetto.
Bisognerebbe essere sempre clementi sia con se stessi che con gli altri e non crocifiggersi e crocifriggere le altrui colpe o difetti.
E se proprio non possiamo fare la strada insieme, allora è meglio farla separata.
Se ci si vuole incontrare, ci sarà sempre un incrocio ad aspettarci, ci sarà con la faccia alta, con parole schiette, con il momento perso e ritrovato.
Sto chiedendo troppe volte scusa per cose che non ricordo o che non mi rendo conto.
Sarà il periodo nebbioso e di merda, sarà qualche volta l'alcool,
dico che son lucida ma lucida è solo la paura che mi pervade sempre.
Sarà che ho una percezione diversa, ora.
Sarà che appunto non ho mai avuto il pollice verde.
Sarà quel che sarà, ma forse non è più necessario farlo.

Per capirsi ci vuole tanto tempo e tanto impegno.
E tempi anche per recuperare.

Ho voglia di intimità, ho voglia di persone che già sanno o intuiscono come e cosa sono, di chi mi ha perdonato e di chi sa che ci son stata e ci sarò.
Ho voglia di quell'annusarsi e sapere che si sta bene e non si ha timore né di parlare, né di rimanere in silenzio

giovedì 11 novembre 2010

Penso che pensandoci, se fossi attaccata anche fisicamente, vorrei solo 3 donne accanto a me. non mi fido di nessun altro.
E' che ho altri esempi. Mio padre ha 65 anni, la 5° elementare, onestà da vendere ed è una persona educata e rispettosa. Per quante lauree, soldi o esperienze non c'è nulla come l'aggressione che rende patetica e noiosa una persona. Anzi è triste che ti sciorinano le proprie proprietà. E' triste perchè non hai niente altro da offrire.

e adesso

 Adesso ho smesso di piangere, ho smesso di mangiare,  sono in convalescenza. Ci stiamo sbagliando ragazze... ho fatto un tour delle canzoni...