Pensavo che ogni amplesso fosse un orgasmo, che l'amore mi fosse dovuto, che il mondo dovesse a tutti qualcosa per il semplice fatto di essere nati.
Lottavo con la forza della speranza non con quella della rabbia.
Quella mia ingenuità mi manca.
Perché mai vogliamo così tanto crescere?
venerdì 16 settembre 2011
sabato 3 settembre 2011
A parte questo ho tutti i sogni del mondo.
In questi giorni ho pensato che è un sollievo non possedere nulla. No, davvero ho solo una vecchia auto rossa mia che non vale niente.
E mi è venuta in mente la poesia, pessoa forse.
Pensavo di averli finiti.
Ed invece no, ne ho solo più grandi. Ho smesso di sognare cose semplici, come da ragazzina. Che so la carriera, l'amore.
Ora sogno un mondo migliore, sogno e davvero ci credo fortemente che dopo il buio arriverà. Nel momento che l'essere umano sarà spacciato diventerà migliore.
Ho solo sogni più grandi.
E forse sono i più belli.
E mi è venuta in mente la poesia, pessoa forse.
Pensavo di averli finiti.
Ed invece no, ne ho solo più grandi. Ho smesso di sognare cose semplici, come da ragazzina. Che so la carriera, l'amore.
Ora sogno un mondo migliore, sogno e davvero ci credo fortemente che dopo il buio arriverà. Nel momento che l'essere umano sarà spacciato diventerà migliore.
Ho solo sogni più grandi.
E forse sono i più belli.
mercoledì 24 agosto 2011
![]() |
| una piccola parte della Famigghia |
Non lo so.
A quel tempo forse no, ma nel ricordo dell'infanzia le cose si addolciscono e ogni cosa è intrisa della comicità che viene dal ricordo.
Ci ho pensato oggi, il mare. Le case in affitto in tre famiglie minimo.
Papà che mi insegnava a nuotare ed io pensavo volesse affogarmi.
Il salvagente, i braccioli e poi le pinne.
Nuoto ancora così, come se avessi le pinne ai piedi.
L’incanto del mare sott’acqua in cui c’erano ancora mille pesci diversi.
Mamma e il formaggio sul fornello. Era buono, forse perché era fatto di amore.
E i cugine, quella enorme famiglia.
Le lumache se pioveva, dividersi i soldi se mancavano, i viaggi in treno infiniti.
Il canotto e il nonno che era sopravvissuto alla guerra ma che aveva paura dell’acqua.
C’era sempre molto rumore. Un chiacchiericcio continuo.
Le balere e loro ubriachi.
Ci ho pensato tanto.
mi son detta, ora li chiamo quei cugini, quelli che io ho imboccato. Quelli dell’aeroplano per farli mangiare. Quelli dei giochi e dei dispetti.
Castelli di sabbia e pane e nutella.
Ma siamo cresciuti.
Non abbiamo più niente da dire, da condividere.
Che rimanga lì il ricordo, in quelle foto ingiallite, in quei filmati senza suono. Cristallizzati nel tempo della mia felicità.
lunedì 22 agosto 2011
domenica 7 agosto 2011
mercoledì 3 agosto 2011
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